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Novità editoriali e libri importanti del settore clinico...

I bambini e i loro care-givers
Metodi e strumenti per l’osservazione clinica
della relazione e per l’intervento
ABSTRACT
I recenti sviluppi delle neuroscienze, dell’Infant
Research e della Psicologia Clinica Perinatale
hanno dimostrato che la struttura neuropsichica
dell’individuo si forma a partire dall’epoca
fetale ed ha il suo fondamentale sviluppo nei
primi due anni di vita. La qualità di questo
primo sviluppo condiziona la qualità di ogni
successivo: di qui la sua importanza per il
destino della mente dell’individuo adulto. La
scoperta fondamentale è che tale sviluppo già
nel suo primo esordio non avviene per leggi
genetiche – queste hanno semplicemente
determinato la macromorfologia dell’encefalo –
ma per apprendimenti relazionali. La
micromorfologia e la funzionalità del cervello
di un individuo si struttura a seconda del
dialogo non verbale che comunque avviene tra il
feto-neonato-bimbo e chi lo accudisce. Le
interazioni che intercorrono quando ci si occupa
di un bimbo piccolo comportano un continuo
flusso di messaggi, dal care-giver al bimbo e
viceversa, dai quali il bimbo apprende: la
qualità di questo apprendimento struttura il suo
cervello. La qualità della relazione e pertanto
la qualità dei messaggi che vi scorrono, possono
comportare uno sviluppo neuromentale ottimale
piuttosto che deficitario, o a rischio di
patologie, o già patologico. La qualità della
relazione dipende dalla struttura neuromentale
dei care-givers e dalle condizioni esterne in
cui questi possono svolgere le loro funzioni. Di
qui l’importanza di assicurare condizioni
adeguate a tutti coloro che devono allevare
bambini, genitori in primis, nonché l’adeguata
assistenza psicologica per coloro che per la
propria struttura neuromentale non ottimale
possono indurre nei loro bimbi altrettanti se
non più difetti. Ne va del futuro dell’umanità.
L’apprendimento che struttura il cervello si
compie silenziosamente, e automaticamente al di
sotto della consapevolezza dei protagonisti e la
di là di ogni loro buona intenzione. Ciò avviene
anche negli adulti: nei bimbi, ancor più
silenziosamente e inconsapevolmente gli
apprendimenti derivati dalla relazione coi
care-givers strutturano la base del loro
cervello e della loro mente, e a seconda di tale
base potrà strutturarsi ogni loro ulteriore
sviluppo. Nei bimbi questo si manifesta negli
aspetti che furono denominati maturazione
affettiva. Si tratta in realtà di una
strutturazione neuropsichica che condizionerà
ogni ulteriore sviluppo cognitivo: maturazione
non per natura, ma per la qualità delle
relazioni che gli adulti intessono coi piccoli,
trasmettendo loro un patrimonio psichico
ottimale piuttosto che deficitario, patogeno,
patologico; un patrimonio positivo o negativo
che si rivelerà quando questi bambini
cresceranno, diventando adulti.
Il testo intende offrire al lettore un panorama
delle ricerche, sulle origini della mente di
ogni individuo, ponendo l’accento su chi in tali
origini e in ogni successivo sviluppo avrà una
funzione determinante: per il nuovo individuo
che ne deriverà, ed ancora per i figli che
questi, a sua volta, per ciò che ha assimilato,
forgerà.

Psicoterapie: orientamenti e scuole.
Scienze, misconoscenza e caos
nell’artigianato delle psicoterapie
Centro Scientifico Editore, 2008
A tale caos contribuisce la legislazione
italiana: per esercitare una psicoterapia
occorre un’apposita specializzazione con
l’iscrizione a un elenco speciale tenuto dagli
Ordini professionali. Ma la nostra legislazione
è insufficiente e ambigua, del tutto formale per
le scuole di specializzazioni universitarie e
del tutto carente nel regolamentare le scuole
private “riconosciute”. La “patente” di
psicoterapeuta, generosamente concessa dallo
Stato italiano, non tutela l’utente e neppure
chiarisce di quale psicoterapia di tratti.
L’applicazione nei Servizi di tale già
insufficiente legislazione è inoltre del tutto
sommaria, più spesso inesistente. L’utente, già
sprovveduto, è del tutto disorientato. In questo
caos, dove pure esistono psicoterapeuti
competenti, si è creato un continuum tra questi
e i ciarlatani; entrambi parificati e
qualificati dallo Stato italiano. Esistono
allora, come evidenziato dal sottotitolo, buoni,
e anche ottimi “artigiani”, in un mare di
velleitari che di psicoterapeuta hanno soltanto
il facile diploma: sono questi, di solito, che
più promettono, per tempi brevi, allettando e
attirando lo sprovveduto utente; che poi
contribuirà ad alimentare il corrente stereotipo
che le psicoterapie sono tutte chiacchiere
inutili e che gli “strizzacervelli” sono “acchiappacitrulli”.
In tale configurazione, l’utente che con sagacia
cerchi lo psicoterapeuta competente, se riesce a
trovarlo, si ritrova inoltre a ridimensionare
uno stereotipo corrente: una psicoterapia
effettivamente tale richiede anni di intenso
impegno. D’altra parte, per “rifare” una
personalità che in trenta o più anni così si è
strutturata, non bastano certo pochi mesi; tanto
meno poche magiche sedute. Accade allora che
questa sgradevole sorpresa, confrontata con la
carenza dei servizi e l’entità della spesa,
faccia desistere chi aveva voluto accostarsi
all’impresa. Restano allora i farmaci, anche se
con il tempo le cose andranno peggiorando;
oppure ci si affoga nel lavoro, fin che si può;
per alcuni la soluzione è la droga, forse il
divertimento. In sostanza, qualche rifugio del
non-pensiero.
Il presente testo descrive il confuso panorama,
specifica le differenze tra le diverse
psicoterapie e quelle tra le differenti scuole,
mette in guardia contro le facili promesse,
attenua le illusioni e per contro denuncia i
pericoli di una rinuncia, per chi, con pazienza
– effettivo paziente participio presente del
verbo patire – si accinga alla ricerca del
terapeuta e con costanza si impegni nella non
breve impresa di ristrutturare se stesso.
Il testo raccoglie contributi di diversi autori:
Antonio Imbasciati, psicoanalista e
psicoterapeuta (www.imbasciati.it),
ne ha scritto la maggior parte e ha coordinato e
connesso gli altri.

La mente medica
Che significa “umanizzazione” della medicina?
Springer Italia, Milano, vol.
pp. 256.
A fronte di questo mutamento della formazione e
del ruolo del medico, si è sentito il bisogno di
una “riumanizzazione” o meglio di una nuova
“umanizzazione” della medicina: il legislatore
vi ha provveduto istituendo non poche e
differenziate figure di altri operatori
–infermieri, fisioterapisti, riabilitatori,
assistenti sanitari ed altri- con rispettive
lauree (dette sanitarie) prima triennali e ora
quinquennali, e con percorsi formativi
differenziatamente dotati, per ogni laurea, di
apporti di discipline psicologiche,
sociologiche, pedagogiche, antropologiche. A
questi nuovi operatori della Sanità, o meglio
della Salute secondo il concetto definito
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si
affiancano altri operatori: psicologi,
assistenti sociali, educatori, pedagogisti,
costituendo quella categoria oggi definibile
come “professionisti dell’aiuto”. A tutti questi
operatori è stato devoluto il compito di
rinnovare l’assistenza dell’antico rapporto
umano medico-paziente, articolato oggi per il
progresso di tante altre scienze non mediche,
rese necessarie per le molteplici complicazioni
dell’attuale nostro vivere civile.
Queste scienze sono talora dette “umane”: si
invoca pertanto l’umanizzazione della medicina.
Entrambe queste dizioni sono però riduttive, e
facilitano grossi equivoci di significato, sia
nel senso comune che nella cultura sanitaria, e
di conseguenza nella modalità nella loro
applicazione. Le scienze sopra menzionate sono
oggi differenziate e scientificamente
progredite, cosicché il riunirle sotto il
termine di scienze umane rischia di mettere in
ombra la loro scientificità, nonché la
specificità dei rispettivi professionisti,
favorendo l’equivoco che si tratti di semplice
disponibilità d’animo, sensibilità e buona
volontà di una qualunque persona che più o meno
idealisticamente voglia applicar visi. Così
“umanizzazione della medicina” viene di fatto ad
essere intesa come qualcosa di poco di più di un
volontariato.
Così sta purtroppo accadendo per il concorso di
tre fattori: a) la mancanza di risorse nel
rendere efficaci i percorsi formativi delle
lauree sanitarie, ovvero la grave insufficienza
economica in cui versa l’Università italiana; b)
il potere della cultura medica tradizionale, a
lungo rimasta avulsa dallo sviluppo di altre
scienze; c) l’ignoranza e la presunzione del
senso comune circa le scienze psicologiche. Sta
così accadendo che la professionalità medica,
tecnologizzata così come oggi e al contempo
illusa di essere ancora carismatica, si sta
impadronendo di professioni che avrebbero dovuto
essere diverse, “altre”, non “sue”. Abbiamo la
“medicalizzazione dei servizi”, lamentata quanto
subíta senza alternative.
Il presente testo è interamente dedicato al
problema, prospettandone le conseguenze a lungo
termine, in chiave psicosomatica e
transgenerazionale, in uno scenario futurologico
che può destare preoccupazioni per la salute
mentale e sociale.
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Psicologia Clinica Perinatale ![]() |
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Piccin,
Padova, 2007, vol. pp. 238
Imbasciati, Antonio - Dabrassi,
Francesca - Cena, Loredana
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Indice generale
Introduzione (Antonio
Imbasciati)
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Conducono una vita sempre più sedentaria
tra i banchi di scuola o a casa davanti
alla tv e ai videogiochi, hanno una
dieta scorretta e, come se non bastasse,
spesso devono fare i conti anche con una
predisposizione genetica ereditata da
mamma e papà. Risultato: in tutto il
mondo aumentano i casi di obesità
infantile. A farne le spese è anche
l’Italia con un tasso tra i più alti
d’Europa, tanto da interessare il 35%
dei bambini tra i 6 e i 9 anni.
Dicembre
2005
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Le aggregazioni difensive inconsce (schemata) sono responsabili della rimozione collettiva del burnout. I professionisti d'aiuto ignorano l'estenuazione mentale che direttamente e inevitabilmente li prende nel quotidiano svolgimento del loro lavoro. Il costo di questa amnesia è altissimo. Non tocca solo la loro persona ma anche l'ambito familiare che li circonda, gli utenti e i rispettivi entourage. In questo libro, l'autore, attraverso la scrittura partecipativa ed esplorativa della casistica, propone al lettore un percorso di pensiero coinvolgente, rispondente ai bisogni formativi. |
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A. Imbasciati M. Margiotta Compendio di Psicologia Volume di 512 pagine Anno di pubblicazione: 2005 Prezzo: 35,00 € COD: 0826500 ISBN: 88-299-1733-8 (Vai al documento - Acquista il volume online |
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| La sessualità e la teoria energetico-pulsionale. Freud e le conclusioni sbagliate di un percorso geniale | |||||||||||||||||||||||||||||||
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Imbasciati Antonio | ||
| Psicoanalisi e cognitivismo | |||
| ISBN: 88-8358-935-1 Pagine: 128 | |||
| Collana: Psicoanalisi e psichiatria dinamica | |||
| Psicologia - Psicoanalisi | |||
| Prezzo: € 13 | |||
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In questo testo Imbasciati presenta l'ultima messa a punto della sua Teoria del Protomentale, in parte già delineata in precedenti sue opere. Così inquadrata, la teoria vuole fornire una nuova metapsicologia, che spieghi il funzionamento mentale descritto dalla psicoanalisi in accordo con le attuali altre scienze della mente. Fulcro di questa nuova teoria sono la formazione, l'organizzazione e la costruzione delle tracce della memoria implicita, che si struttura a partire dall'epoca fetale e continuamente si trasforma nell'apprendere dalla progressiva esperienza lungo la vita dell'uomo. |
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Antonio Imbasciati
– Università degli Studi di Brescia
Il Sistema Protomentale
Collana: «Studi e Ricerche»
– 15,5 x 22 cm – pagg. 312 – 2006
– € 24,00 -
IN CORSO DI STAMPA |
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SOMMARIO: Presentazione — 1. La mente: Affetto, cognizione, coscienza: il mentale come "programma" e traccia mnestica - L'attività percettiva - Istinto o apprendimento? - Struttura esperienziale e biologia - Innato o acquisito? E quando? — 2. Una teoria esplicativa per la psicoanalisi: Descrizione, comprensione, spiegazione - L'intento esplicativo in psicoanalisi - L'opera di Bion e il problema delle origini delle funzioni mentali - Apprendere dall'esperienza: la traccia mnestica - Il sistema mente - Le strutture mentali primarie. — 3. La mente come sistema informatico: Oggetto, stimolo, afferenza, percezione - Analisi della percezione: engramma e rappresentazione - Significanti primari del mondo rappresentazionale - Apprendimento e autocostruzione del sistema-mente - Apprendimento, rappresentazione e significatività dell'afferenza - Comunicazione e esperienza di apprendimento. — 4. L'engramma: afferenze, operazioni mentali, oggetti interni: Mente fetale e apprendimenti perinatali - Tracce afferenziali, engramma, oggetti interni - Percezione, ricordo, immaginazione, allucinazione - Oggetti interni e esperienza corporea - Il "Seno" - Il dolore agli esordi della mente? — 5. Livelli di operazioni protomentali: Esorcismo e autotomia - Il "Buono" e il "Cattivo" - Il "Dentro - Buono - Sé" e il "Cattivo - Fuori - non Sé" - Operazioni mentali e verifica della realtà - Il principio del dispiacere: autotomia o sviluppo cognitivo - Soddisfacimento e intelligenza: principio di realtà/principio di conoscenza - Evitamento del dispiacere e conoscenza. — 6. Il metabolismo schizoparanoide: Operazioni mentali "sbagliate" e operazioni "esatte" - Meccanismi schizoidi e nascita della percezione - L’"invidia del seno": protoinvidia come l'attacco al pensiero - I circuiti paranoidi - Scissione proiettiva e percezione: il Sé percepiente. —7. Gli affetti come operazioni cognitive: Invidia e dipendenza - Seno buono e capacità mnestiche - "Sé cattivo" e vissuti di un pensiero proprio - Scissione e idealizzazione. — 8. Corporeità e modalità di pensiero: Engrammi: sensorialità e memoria di funzioni - Esperienza auditiva e esperienza visiva - L'esperienza della prensione - Dentizione e svezzamento - Dal corpo alla "fantasia". — 9. Posizione depressiva e apprendimento a conoscere: Gli anticedenti del "senso di colpa" colpa - Protocolpa e "sbaglio" - Elaborazione della colpa e esperienze corporee - Acquisizione del significante attraverso scissione-idealizzazione e negazione maniacale - La riparazione: riparare gli engrammi del pensiero - Catene di significanti e permeabilità intrapsichica: una diversa concezione dell'inconscio. — 10. Riparazione e pensiero: Posizione depressiva e conoscenza - I processi di simbolizzazione: valore esplicativo della Teoria del Protomentale - Funzione materna e simbolopoiesi - Insegnare a pensare: il linguaggio delle rèvérie - Dai genitori ai figli. — Bibliografia. La psicoanalisi poté avere successo non semplicemente per il suo valore clinico – curare sindromi allora inspiegabili e ritenute incurabili –, e neppure per il suo metodo, giudicato allora assai «strano» e non scientifico, ma per la teoria che Freud elaborò per spiegare le origini e il funzionamento della mente: la teoria energetico-pulsionale. I concetti che Freud vi pose alla base (istinto, pulsioni, energia, scarica, omeostasi, principio economico) ricalcavano i principi scientifici e le scoperte della neurofisiologia e della termodinamica di quel tempo, e diedero alla psicoanalisi una veste scientifica consona all’epoca. Oggi il metodo è stato accettato, mentre l’impianto teorico energetico è criticato e rifiutato, in quanto in contrasto con quanto ci dicono in particolare le neuroscienze. Ciò malgrado la teoria freudiana sembra «resistere»: a tuttoggi a volte si identifica la psicoanalisi con la teoria di Freud, talora anche in ambienti scientifici, con non poco danno per una libera integrazione delle varie scienze della mente. Una ragione di tale persistenza può essere individuata nel fatto che gli studiosi di psicoanalisi hanno sviluppato la loro scienza troppo arroccati in una teoria diventata dottrina, e nel mito del Maestro, cosicché gli sviluppi psicoanalitici più originali, che contenevano concezioni diverse, hanno proposto modelli differenti, ma non hanno delineato una chiara teoria alternativa, con un potere esplicativo condiviso analogo a quello che ebbero a suo tempo la Teoria energetico-pulsionale e la Metapsicologia. Questo testo rappresenta il punto di arrivo di oltre vent’anni di studi e di pubblicazioni dell’Autore, guidati dall’intento di confrontare la psicoanalisi con le altre scienze della mente, in particolare con la psicologia sperimentale, gli studi sulla mente neonatale, le scuole cognitivo-comportamentali e in genere le neuroscienze attuali. Il risultato prospettato è una teoria esplicativa dello sviluppo (del costruirsi) della mente e del suo funzionamento, in accordo con la clinica psicoanalitica e al contempo con quanto oggi ci dicono altre e differenti scienze della mente. La teoria che viene esposta, usufruendo sia dei modelli teorici di Bion sia dei contributi delle Scuole cognitiviste, spiega la mente e le sue origini in termini di apprendimenti (a cominciare da quelli fetali) guidati dalla relazionalità, e di progressiva costruzione di memorie funzionali implicite. |

Vi sono interrogativi che implicano
particolari rovesciamenti di prospettiva. Uno di
questi è: l'istituzione sogna? La risposta,
alquanto scontata se riferita al singolo
individuo, richiede un evidente salto di
pensabilità, per essere condotta a questo
livello. Richiede anche di domandarsi se esiste,
per la ricerca, la capacità di dotarsi di
ipotesi e
strumenti adeguati per esplorare questo
interrogativo.
Questo libro fornisce un contributo all¹ipotesi
che sia possibile una comprensione ed una
conoscenza delle istituzioni attraverso i loro
stessi sogni, mostrando quanto i gruppi e le
persone che "fanno" e vivono una determinata
istituzione ne divengano a tal fine le prime
risorse. Due sono però le condizioni: quella di
pensare l'istituzione come un soggetto
vivente, costituito da un sistema di gruppi e
quella di concepire la mente, non più solo come
una dimensione individuale, ma come
organizzazione mentale, matrice che, come il
sogno, è attiva simultaneamente, parallelamente
e
perennemente, anche su un piano gruppale ed
istituzionale, come effetto della interazione
dinamica prodotta dal vivente.
Le implicazioni vanno però molto oltre. Se ciò è
possibile, può allora il sogno, con una
specifica modalità di utilizzo, divenire uno
strumento che si svincola dalla consueta
permanenza su un piano di analisi individuale o
gruppale, per essere utilizzabile come supporto
al processo evolutivo di una istituzione? Può
diventare non solo un materiale utile per il
recupero del benessere del singolo individuo, ma
anche permettere di rendere pensabile e
autoregolabile il benessere gruppale e
istituzionale? Per rispondere a queste domande
gli autori interrogano il rapporto tra Medicina
e Psicologia, scienze che, per le loro attuali
condizioni intrinseche, si offrono come terreno
culturale e contestuale di incontro
potenzialmente fertile per offrire alla ricerca
quell¹ambiente istituzionale in cui esplorare
proprio questi interrogativi.
Alberto Ghilardi è
psicologo psicoterapeuta, formatore, professore
associato di Psicologia clinica nella Facoltà di
Medicina e Chirurgia dell¹Università degli Studi
di Brescia. Consulente, docente, formatore e
supervisore di gruppi ed equipes per enti ed
istituzioni dei settori sanitario, sociale,
educativo e scolastico. Ha pubblicato lavori sui
temi della psicoterapia, della formazione, dei
gruppi e delle istituzioni. Con E. Ronchi ha
curato il volume "Professione psicoterapeuta. Il
lavoro di Gruppo nelle istituzioni" ed. F.
Angeli.
Ermete Ronchi è
psicologo psicoterapeuta, psicosocioanalista,
analista di gruppo, direttore del Centro Studi e
Ricerche COIRAG, docente della Scuola COIRAG di
Specializzazione in Psicoterapia e supervisore
al Training di
ARIELE PSICOTERAPIA. Libero professionista e
ricercatore si occupa di stati di crisi e
cambiamento qualitativo in soggetti individuali,
gruppali e istituzionali. È membro SPR, AIF,
IAGP, e redattore delle Riviste GRUPPI e
PSYCHOMEDIA Telematic Review.
Sabato 14 gennaio 2006, alle 10.30
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INVITO
alla presentazione dei volumi:
Antonio Imbasciati, Marco Margiotta
"Compendio di psicologia per gli operatori
sociosanitari"
Piccin, Padova, 2005
e
Gherardo Amadei
"Come si ammala la mente"
Il Mulino, Bologna, 2005
Accedi
alla locandina dell'evento
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Domenica 15 gennaio 2006, dalle 17.30 alle 18.30
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INVITO alla presentazione del volume:
“SALUTE &
EQUILIBRIO NUTRIZIONALE”
di M. Giovannini, G. Maffeis, E. Molinari, S. Scaglioni
(Springer, Milano,2006)
Saranno presenti gli Autori.
Seguirà aperitivo e verrà offerta una copia
del volume previa prenotazione (enrico.molinari@fastwebnet.it)
Sede
Starhotel Splendido, viale Andrea Doria 4 - MILANO
Iniziativa promossa dalla lista psicologiaoggi per l’OPL
Accedi alla locandina dell'evento
![]()
per gli operatori sociosanitari
(Piccin, Padova, 2004)
di Antonio Imbasciati, Marco Margiotta
“Psicologia Clinica per le
Professioni Sanitarie”
di Roberto Truzoli
(Edizioni Carlo Amore, Firera Publishing Group,
Roma, anno 2004)
NOTA DELL'AUTORE
Il libro Psicologia Clinica per le Professioni
Sanitarie che mi permetto di presentarle
brevemente è stato pensato per operatori
sanitari in formazione quali Infermiere,
Fisioterapista, Tecnico della riabilitazione
psichiatrica, Ostetrica, e così via.
Il testo si suddivide in due parti.
Nella prima parte viene presentata la
logica della scienza, sottolineando l’importanza
dell’acquisizione di una mentalità scientifica e
critica nel valutare i fenomeni psicologici e
sociali.
Vengono quindi esposti i principali metodi di
ricerca in psicologia clinica, con un
approfondimento particolare dei disegni di
ricerca a soggetto singolo per via
dell’applicabilità che hanno nella pratica
clinica quotidiana.
L’utilizzo dei disegni sperimentali a soggetto
singolo è utilizzato in modo privilegiato
dall'approccio funzionalista, il quale
rappresenta un modello di analisi dei
comportamenti scientificamente fondato che
fornisce una cornice di riferimento per
individuare le variabili ambientali e personali
che facilitano e mantengono nel tempo precisi
comportamenti individuali, permettendo un
intervento realmente individualizzato. Un
ulteriore aspetto positivo dell’approccio
funzionalista è che suggerisce come impostare
un’attività clinica che di routine integri
principi e tecniche psicologiche, delle quali
viene presentata una rassegna.
Successivamente si forniscono delle cornici di
riferimento, derivate dalla psicologia generale,
sociale e dell’età evolutiva, per la
comprensione dei vissuti personali in modo da
riflettere su sé e sull’altro, e di evitare che
a sofferenza si aggiunga incomprensione e
insoddisfazione perché non si ascolta, non si
attribuisce il giusto significato
all’espressione altrui, non se ne considerano i
bisogni, le abitudini, la visione del mondo e le
modalità di fronteggiare la malattia e il
processo di guarigione.
La seconda parte inizia con la
presentazione delle caratteristiche della
percezione dei sintomi, la quale contribuisce
alla decisione di consultare un medico. La
percezione dei sintomi è quindi discussa in
rapporto ai principali fattori quali esperienze
precedenti, abilità di coping, emozioni e
influenze sociali che rendono più o meno
probabile la consultazione.
Successivamente alcuni processi psicologici sono
declinati in relazione al contesto di cura, alle
procedure mediche e alla condizione di malattia.
Vengono così presentate le principali risposte
emotive sollecitate da esami e procedure
mediche; i meccanismi cognitivi ed emotivi,
consapevoli e inconsapevoli, con cui si
fronteggia la malattia; e il ruolo delle
informazioni nel favorire l'adattamento alle
procedure mediche.
Un ampio spazio viene poi dedicato a come le
persone reagiscono alla sfida al Sé
rappresentata dalla scoperta di essere ammalati,
dal cambiamento e dalla perdita; in questo caso
si discutono le reazioni ansiose, depressive, di
stress, aggressive, e così via.
Infine, il tema della promozione della salute è
affrontato con particolare attenzione
all’aderenza alle prescrizioni mediche, alla
relazione comunicativa fra operatori sanitari e
pazienti, e al ruolo dell’effetto placebo.
Il testo è sia teorico che applicativo; fornisce
teorie e modelli teorici che inquadrano
concettualmente un fenomeno, e sono presenti
diffusamente i suggerimenti operativi e le
tecniche che ne sono derivate. Un contributo
all’acquisizione di tecniche specifiche è
fornito anche dalle Appendici.
Nella scelta degli argomenti si sono selezionati
quelli con maggior rilevanza per l'attività
clinica quotidiana e quelli per cui è
disponibile una traduzione applicativa delle
ricerche di base.
Accedi all'indice dell'opera
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“Nascita e costruzione della mente” di Antonio Imbasciati
(Utet Libreria, Torino, 1998)
Il testo “Nascita e costruzione della mente” è stato tradotto in Argentina e in Portogallo, ed è in corso di traduzione a Londra.

Per maggiori dettagli si può consultare il sito:
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“Analisi della domanda: teoria e tecnica dell'intervento in psicologia clinica”
di Renzo Carli e Rosa M.
Paniccia
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“Panico: origini, dinamiche e terapie” di Francesco Rovetto
(McGraw Hill, anno 2003)
Un paziente con disturbo da attacchi di panico si rifiuta di fare un viaggio in aereo: inutile usare le statistiche per dimostrargli che l’aereo è un mezzo sicuro. Non ha paura del volo: ha paura di se stesso, delle proprie reazioni, di stare male a livello fisico, di non farcela. Teme di impazzire, di mettersi in evidenza con comportamenti bizzarri, forse di morire.
Incredibili circoli viziosi intrappolano il paziente con panico. Un innocuo episodio di lieve tachicardia viene interpretato come un infarto: ciò stimola sempre più la tachicardia. Qualsiasi mal di testa fa pensare all’ictus, la tensione contribuisce ad aumentare sempre più la cefalea. Ogni capogiro è segno di perdita di controllo, di follia, di malattia mortale; in queste condizioni il paziente respira molto intensamente e ciò aumenta i capogiri. La paura di star male amplifica sempre più i sintomi.
In preda a crisi vissute come gravissime il paziente va al pronto soccorso e dopo ore di attesa, 30 gocce di ansiolitico e un elettrocardiogramma, si sente dire che non ha niente: è solo ansia. Non è vero che il panico non sia niente.
Di panico non si muore, ma ci si sente morire e in effetti ci si rinchiude in una non vita. Di panico non si impazzisce, ma, in preda al panico, si cerca la sicurezza con comportamenti che possono sembrare pazzeschi. Di panico si guarisce. Non è poi così difficile. Conoscere la patologia e le tecniche più efficaci è il primo passo. Comprendere che il malessere del paziente non è una recita e che l’intervento non può limitarsi alla tradizionale analisi di pensieri e ricordi, la premessa indispensabile.
Questo testo rappresenta lo stato dell’arte sugli studi del disturbo di panico con una attenta panoramica sulle teorie più aggiornate. Grande spazio è inoltre dedicato ai trattamenti più efficaci ed efficienti per il panico (cognitivo, comportamentale, strategico, con Realtà Virtuale, ecc.).
“Psicologia clinica dell'obesità: ricerche e interventi”
di Enrico Molinari e Giuseppe
Riva
(Bollati Boringhieri, Collana «Nuova
Didattica. Psicologia», anno 2003)
La cura dell’obesità richiede percorsi diagnostici e terapeutici che tengano conto della complessità delle cause di questa patologia, delle numerose complicanze associate e della sua rilevanza psicosociale. Lo studio e la cura dell’obesità sono dunque il luogo privilegiato dell’integrazione tra competenze mediche e psicologiche. Dopo aver passato in rassegna gli studi sulle rappresentazioni corporee, sulla qualità della vita e sugli atteggiamenti nei confronti dell’alimentazione, gli autori presentano alcuni strumenti psicometrici per la valutazione psicopatologica dell’obesità e alcune prospettive di intervento che comportano l’impiego di nuove tecnologie, e in particolare della realtà virtuale. Il volume è completato da un Cd-Rom che contiene tavole, questionari e altri strumenti di valutazione e autovalutazione.
“Diversità, devianze e terapie: strumenti, ricerche e interventi in psicologia clinica”
di Alessandro Salvini e Nazareno
Galieni
(Domeneghini Editore, UPSEL, anno
2002)
Introduzione alla clinica psicologica / a cura di Giancarlo Trombini ; contributi di Sergio Molinari ... [et al.]. - Bologna : Zanichelli, 1994
A. Salvini, I. Testoni, A. Zamperini (a cura di), Droghe: Tossicofilie e Tossicodipendenza, UTET, Torino 2002, pp. 336, Lire 45000, EURO 23,24
Scritto per psicologi, medici e operatori del "settore" e destinato a chiunque desideri un’informazione scientificamente qualificata, questo libro offre una trattazione dettagliata delle sostanze psicoattive più frequentemente usate, di cui considerano gli effetti principali e collaterali, sotto il profilo psicofarmacologico, quello socio-culturale e clinico, nonché le strategie di intervento e le forme di trattamento.
Rispetto alla letteratura presente sull’argomento, il libro si caratterizza essenzialmente per tre sue diversità: 1) un’impostazione scientifica multifocale priva di qualsivoglia tentazione eclettica, libera da proposte morali e correzionali; 2) un’attenzione dedicata alle credenze, ai bisogni, alle illusioni e alle ragioni di coloro che fanno uso ed abuso di droghe, e ai loro rispettivi mondi culturali ed esistenziali; 3) una riflessione sulle "deformazioni" epistemologiche facilmente rintracciabili nei discorsi sulla "tossicodipendenza".
Il comportamento umano, e a maggior ragione quello che definiamo sommariamente tossicodipendente, appartiene a molti domini della conoscenza e nessuna disciplina, per quanto evoluta, può vantare un sapere prevalente, né imporre i suoi metodi come unici ed esclusivi. Questa convinzione potrebbe apparire superflua od ovvia per i consensi che suscita, ma poi nella pratica è dimenticata, in particolare dagli psicologi e dagli psichiatri: "ogni sapere deve guardarsi dai propri dogmi, altrimenti finisce per avere l’età dei propri pregiudizi", vi si sostiene. Difatti, cosa si vede o si valuta non solo è condizionato dalle convinzioni e dai procedimenti conoscitivi usati (il come), ma anche dall’esigenza di rispondere a una domanda normativa e correzionale precostituita (il perché), in cui i giudizi di valore prevalgono su ciò che si conosce o si sa.
In questo manuale viene dato particolare rilievo alle proprietà psicofarmacologiche delle droghe e alla loro capacità di attivare e di disattivare certi meccanismi neurochimici: meccanismi e processi che vengono descritti accuratamente, per la loro rilevanza neurofisiologica, anche grazie alle scoperte di settore più recenti ed accreditate, evitando sia una prospettiva psicologizzante ed unilaterale sia un eccessivo entusiasmo per l’approccio neuroscientifico.
L’uso e l’abuso delle droghe ci pone di fronte a problemi che non possono essere affrontati solo con il sapere del farmacologo o con le interpretazioni dello psichiatra e dello psicoterapeuta, né tantomeno con le volenterose opinioni prive di garanzie culturali e scientifiche di "direttori spirituali" o di operatori di comunità.
Nel coordinare e scrivere i contributi di questo volume, i Curatori hanno cercato di affrontare al meglio l’imbarazzante costrutto "Corpo-Mente", che sta dietro a molti dei problemi teorici attuali. Difatti, nonostante la crescita delle conoscenze, permane un’ampia zona in cui non è possibile trovare punti di corrispondenza tra i meccanismi neurofisiologici elementari e i comportamenti socialmente significativi. I costrutti mentali e culturali di chi assume una sostanza psicoattiva non solo motivano all’uso di un certo tipo di sostanze, ma influiscono in modo variegato sull’interpretazione dei loro effetti somatici. Per questo motivo, nel volume vengono differenziati due aspetti, da non considerarsi antitetici o integrabili, ma semplicemente complementari: la tossicofilia e la tossicodipendenza. Alla tossicofilia appartengono il valore e il significato che la droga e i suoi effetti assumono nella ricerca di una specifica percezione somatopsichica di Sé, adeguata alla produzione di un’identità personale socialmente situata e gratificante: identità psicologica talvolta motivata dalla ricerca di un particolare senso da attribuire all’esistenza. Alla nozione di tossicodipendenza appartiene invece la condizione psicobiologica di necessità indotta dall’uso di una qualche sostanza psicoattiva.
L’originalità di questo libro è anche dovuta all’attenzione data al "tossicomane", considerato non come tipo umano, come quadro nosografico o entità clinica, oggettivata nel suo "vizio", "sindrome" o "devianza", ma come protagonista di una particolare esperienza emotiva e cognitiva. Dal volume emerge infatti un’immagine del "drogato" che non è quella di un tipo umano necessariamente mosso da impulsi patologici, ma quella di una persona tra le tante. Infatti, la maggioranza degli esseri umani si concede, in modo occasionale o frequente, i servigi di qualche sostanza psicoattiva, alla ricerca di effetti stimolanti, sedativi, euforizzanti o analgesici. "Questa evidenza, spesso rimossa, ci rende consapevoli che non siamo circondati da marziani", affermano gli Autori, "né da riproduzioni di noi stessi riuscite meno bene".
Per capire i molti aspetti dell’uso ed abuso delle droghe, i Curatori di questo volume hanno privilegiato un paradigma pluralista, che li studia come un prodotto collettivo storicamente e variamente codificato, governato da regole e soggettivamente interpretato. Il ricorso ad una prospettiva antropologica, unitamente ad una più psicofisiologica, li ha condotti a valorizzare un punto di vista "semiotico": ottica che aiuta a capire quali significati possono essere introdotti dalle persone nella percezione di Sé, degli altri e del mondo, attraverso un gratificante stato di intossicazione.
In sintesi, questo manuale è stato suddiviso in tre parti. La prima focalizza l’attenzione sui processi di costruzione dei significati legati alle droghe e ai loro assuntori, indicando come questa "costruzione" riguardi non solo gli spettatori, ma anche gli attori, ossia i tossicomani. Attori capaci di manovrare gli effetti delle sostanze psicoattive al fine di dar vita a stati mentali corporei, adeguati all’identità e ai mondi che desiderano. A questo proposito viene accuratamente introdotto e analizzato il concetto di tossicofilia. La seconda parte, ove è stata privilegiata un’impostazione manualistica, è dedicata alle sostanze psicoattive. La terza parte è dedicata alle strategie di reazione sociale, ovvero alle forme di controllo e di prevenzione, alla valutazione critica delle possibili soluzioni, anche alla luce delle ricerche e delle esperienze disponibili e recenti. Il problema della "recidiva" e del "cambiamento" attraversa tutti i capitoli e viene considerato diffusamente.
Personalmente, ho trovato veramente di grande interesse la distinzione operata dai Curatori tra Tossicofilia e Tossicodipendenza. "Se con il concetto di tossicofilia si restituisce la dovuta rilevanza ai pensieri e alle azioni finalizzate e consapevoli del tossicomane motivato alla ricerca di una ricompensa fisica e psicologica", vi si sostiene, "con il concetto di tossicodipendenza si fa riferimento al bisogno incoercibile e compulsivo di una droga, necessaria a mantenere un equilibrio fisiologico e a evitare i sintomi dovuti all’astinenza". Inoltre, del tutto apprezzabili sono anche da considerarsi le riflessioni epistemologiche che sottendono i vari studi pubblicati: riflessioni e questioni metateoriche la cui esplicitazione costituisce un valore aggiunto particolarmente significativo di questo libro.
![]() "CONTRIBUTI DEL DOTTORATO DI RICERCA IN PSICOLOGIA CLINICA", AA.VV., 2003, 164 pp. Scrittori capaci di interpretare un’epoca o poeti che hanno tra-sformato la nostra sensibilità sono vissuti isolati, lontani dai circoli letterari e appartati dai luoghi dove i loro contemporanei costrui-vano il loro tempo. La formazione di un ricercatore, per quanto modesto, è invece una faccenda che richiede la costruzione di un contesto di relazioni intellettualmente vivace, stimolante e libero. Nuove generazioni di ricercatori nascono laddove si riesce a creare un confronto e un dialogo serrati tra le persone impegnate in un ambito comune di ricerca. Il dottorato di ricerca in Psicologia clinica, attivo dal 2001 presso l’Università di Milano Bicocca (XVII ciclo) è nato con questa consa-pevolezza. L’idea che ne ha guidato l’istituzione é farne un centro di incontro e di scambio per i ricercatori in formazione dell’area clinica. Questo dottorato è frutto dello sforzo congiunto dei diparti-menti dell’Università di Milano Bicocca – al cui interno si svolgono attività di ricerca in psicologia clinica – ma anche degli psicologi clinici universitari degli altri atenei milanesi e di alcuni atenei lom-bardi. I Dipartimenti e le sedi universitarie che partecipano al dot-torato sono incrementati dal 2001 ad oggi. Concorrono all’organizzazione del ciclo di dottorato attualmente in progettazione (il XIX) i dipartimenti di Epistemologia ed Ermeneutica della For-mazione, di Neuroscienze, di Medicina sperimentale e ambientale e di Psicologia dell’Università di Milano Bicocca. Il Dipartimento di Epistemologia ed Ermeneutica della Formazione è la sede ammini-strativa. Al Dottorato partecipano, in qualità di sedi afferenti, l’Università Cattolica di Milano, l’ Università Vita e Salute San Raffaele, l’Università di Bergamo e l’Università dell’Insubria. Il Collegio dei docenti comprende attualmente 12 docenti. Ne fanno parte: Pietro Barbetta, Italo Carta, Marco Casonato, Vittorio Ci-goli, Giorgio Bellotti, Margherita Lang, Fabio Madeddu, Cesare Maffei, Enrico Molinari, Giorgio Rezzonico, Pietro Rizzi e Valeria Ugazio, coordinatrice del dottorato. Il dottorato mantiene contatti e scambi molto stretti con il dottorato in Psicologia clinica e delle relazioni interpersonali del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino coordinato dal collega Franco Borgogno. Anche l’impostazione scientifica del dottorato è improntata al dialogo, questa volta fra punti di vista diversi. La psicoanalisi, la psicoterapia sistemico-relazionale e il cognitivismo costituiscono le cornici concettuali entro le quali vengono organizzate le ricerche. Si tratta dei tre principali indirizzi teorico-metodologici della psi-cologia clinica. Il dottorato si propone di trasmettere agli allievi una padronanza degli strumenti metodologici e tecnici caratteristici di ciascun orientamento, in un’ottica di confronto tra punti di vista differenti. Il confronto non ha l’obiettivo, per lo meno nelle inten-zioni del collegio dei docenti, di incoraggiare l’adozione di punti di vista eclettici. Al contrario, esso è teso a mettere in luce le diffe-renze, non meno delle analogie, tra i tre indirizzi. Sono proprio le differenze che aprono concrete possibilità di dialogo tra indirizzi, tradizionalmente divisi da presupposti teorici, epistemologici, me-todologici e antropologici. L’attività didattica finora svolta ha riguardato alcuni temi classici della psicologia clinica, quali i disturbi psicopatologici e la relazio-ne psicoterapeutica. È stata data particolare attenzione alle psicopa-tologie che hanno avuto un ruolo fondante per i tre indirizzi clinici prescelti: l’isteria, le nevrosi ossessive e i disturbi narcisistici per la psicoanalisi, l’anoressia e la bulimia per la psicoterapia sistemico-relazionale e le fobie per le psicoterapie cognitive. Accanto a questi temi tradizionali della psicologia clinica, sono stati oggetto di particolare attenzione argomenti su cui si sono centrati negli ultimi quindici anni quei settori della psicologia clini-ca interessati a sviluppare disegni di ricerca controllati e ripetibili anche in un ambito, quello della psicologia clinica, i cui oggetti non si lasciano imbrigliare nei disegni di ricerca sperimentali tipici della psicologia di base. Fino ad ora sono state materia di approfondi-mento l’ analisi della conversazione terapeutica e la valutazione degli esiti delle psicoterapie e delle variabili ritenute responsabili del cambiamento terapeutico. L’impostazione didattica del dottorato è centrata sul modello inglese: ciascun dottorando, all’interno della cornice teorico-metodologica generale descritta, individua e sviluppa, con l’aiuto del proprio tutor, un percorso di ricerca autonomo su un argomen-to circoscritto, rilevante per il settore della psicologia clinica. Al-cuni dei seminari organizzati durante questi due primi anni di vita del dottorato, tenuti da docenti del collegio o da studiosi italiani o stranieri, hanno riguardato temi centrali della psicologia clinica, emblematici di un indirizzo o sui quali si è sviluppato un dibattito tra indirizzi diversi. L’isteria, la depressione, i disturbi fobico-ossessivi, i disturbi di personalità sono stati affrontati rispettiva-mente da Italo Carta, Valeria Ugazio, Francesco Mancini, Antonio Semerari. Altri seminari hanno discusso una linea di ricerca o pro-blemi metodologici su cui alcuni nostri dottorandi stanno lavoran-do. Rientrano tra questi i seminari tenuti da David Campbell in tema di valutazione delle psicoterapie e di depressione infantile, le giornate di studio sull’analisi della conversazione terapeutica con-dotte da Manuel Villegas I Besora e il ciclo di incontri, tuttora in corso, coordinati da Luca Ricolfi su problemi metodologici. A questa attività hanno partecipato anche ricercatori, dottorandi e giovani studiosi di altre università. Il nostro dottorato vuole essere una struttura aperta alla comunità scientifica; la collaborazione dei nostri dottorandi con altri giovani ricercatori è quindi favorita. I saggi e le ricerche contenuti in questo volume riflettono questa impostazione aperta e dialogica. Di alcuni sono autori i nostri dottorandi, altri sono stati stesi da dottorandi o giovani studiosi di altri atenei. Tutti gli autori hanno partecipato attivamente alle ini-ziative del dottorato e i contributi qui raccolti sono accomunati dal tentativo di rendere empiricamente rilevabili i nessi fra psicopato-logia e significato, uno dei temi cardine di questi primi due anni di vita del nostro dottorato. (Dalla Prefazione al Volume) |
