Ψ

Clinica

 

HOME

Statuto

Regolamento

Ambiti

Iscritti

Commissioni

Dottorati

Congressi

Pubblicazioni

Libri

Dicono di noi

News

Links

 

 

 

Per informazioni o problemi legati   alla visualizzazione di parti del sito pregasi rivolgersi a:

 

Enrico Molinari

Laboratorio di Psicologia Clinica

Facoltà di Psicologia

Università Cattolica di Milano enrico.molinari@unicatt.it

 

Gianluca Castelnuovo

Laboratorio di Psicologia Clinica

Facoltà di Psicologia

Università Cattolica di Milano

gianluca.castelnuovo@unicatt.it

 

 
 
 
 
 
 

 

 

Novità editoriali e libri importanti del settore clinico...

I bambini e i loro care-givers

Metodi e strumenti per l’osservazione clinica

della relazione e per l’intervento

di Imbasciati A. e Cena L.

ABSTRACT 

I recenti sviluppi delle neuroscienze, dell’Infant Research e della Psicologia Clinica Perinatale hanno dimostrato che la struttura neuropsichica dell’individuo si forma a partire dall’epoca fetale ed ha il suo fondamentale sviluppo nei primi due anni di vita. La qualità di questo primo sviluppo condiziona la qualità di ogni successivo: di qui la sua importanza per il destino della mente dell’individuo adulto. La scoperta fondamentale è che tale sviluppo già nel suo primo esordio non avviene per leggi genetiche – queste hanno semplicemente determinato la macromorfologia dell’encefalo – ma per apprendimenti relazionali. La micromorfologia e la funzionalità del cervello di un individuo si struttura a seconda del dialogo non verbale che comunque avviene tra il feto-neonato-bimbo e chi lo accudisce. Le interazioni che intercorrono quando ci si occupa di un bimbo piccolo comportano un continuo flusso di messaggi, dal care-giver al bimbo e viceversa, dai quali il bimbo apprende: la qualità di questo apprendimento struttura il suo cervello. La qualità della relazione e pertanto la qualità dei messaggi che vi scorrono, possono comportare uno sviluppo neuromentale ottimale piuttosto che deficitario, o a rischio di patologie, o già patologico. La qualità della relazione dipende dalla struttura neuromentale dei care-givers e dalle condizioni esterne in cui questi possono svolgere le loro funzioni. Di qui l’importanza di assicurare condizioni adeguate a tutti coloro che devono allevare bambini, genitori in primis, nonché l’adeguata assistenza psicologica per coloro che per la propria struttura neuromentale non ottimale possono indurre nei loro bimbi altrettanti se non più difetti. Ne va del futuro dell’umanità.

L’apprendimento che struttura il cervello si compie silenziosamente, e automaticamente al di sotto della consapevolezza dei protagonisti e la di là di ogni loro buona intenzione. Ciò avviene anche negli adulti: nei bimbi, ancor più silenziosamente e inconsapevolmente gli apprendimenti derivati dalla relazione coi care-givers strutturano la base del loro cervello e della loro mente, e a seconda di tale base potrà strutturarsi ogni loro ulteriore sviluppo. Nei bimbi questo si manifesta negli aspetti che furono denominati maturazione affettiva. Si tratta in realtà di una strutturazione neuropsichica che condizionerà ogni ulteriore sviluppo cognitivo: maturazione non per natura, ma per la qualità delle relazioni che gli adulti intessono coi piccoli, trasmettendo loro un patrimonio psichico ottimale piuttosto che deficitario, patogeno, patologico; un patrimonio positivo o negativo che si rivelerà quando questi bambini cresceranno, diventando adulti.

Il testo intende offrire al lettore un panorama delle ricerche, sulle origini della mente di ogni individuo, ponendo l’accento su chi in tali origini e in ogni successivo sviluppo avrà una funzione determinante: per il nuovo individuo che ne deriverà, ed ancora per i figli che questi, a sua volta, per ciò che ha assimilato, forgerà.

 


Psicoterapie: orientamenti e scuole.

Scienze, misconoscenza e caos nell’artigianato delle psicoterapie

di Imbasciati Antonio, Cristini Carlo, Dabrassi Francesca, Buizza Chiara

Centro Scientifico Editore, 2008

Accedi all'indice dell'opera

 Abstract

 Un crescente numero di persone avverte oggi un disagio psichico, il più delle volte etichettato come stress, che fa dire “avrei bisogno di psicoterapia”. Ma il passo che intercorre tra tale affermazione e la sua realizzazione incontra mille remore. Molte altre persone non ne avvertono neppure il bisogno, travolte dai ritmi velocissimi dell’attuale nostra società, mentre, proprio per tale situazione sociale, ne avrebbero invece grande bisogno. La prima remora incontrata è l’ignoranza, anzi la misconoscenza di cosa esista sotto l’etichetta di “psicoterapia”. Si parla di psicoterapia al singolare, anche in ambiti sanitari e colti, mentre esistono tante e diverse psicoterapie. In questa diversità una miriade di variazioni rende il panorama del tutto caotico. Si applicano inoltre le categorie mediche di normalità/patologia o di diagnosi/giusta-terapia, che sono del tutto fuorvianti quando dal biologico si passa allo psichico. Si pensa infine che il terapeuta “faccia qualcosa” sul paziente, come il medico, ma è il paziente stesso in verità il primo e attivo protagonista di quanto egli ha voluto e desidera. Si parla come se si trattasse di riparare un qualche guasto e non di sviluppare una Persona, perché sia capace di vivere meglio.

A tale caos contribuisce la legislazione italiana: per esercitare una psicoterapia occorre un’apposita specializzazione con l’iscrizione a un elenco speciale tenuto dagli Ordini professionali. Ma la nostra legislazione è insufficiente e ambigua, del tutto formale per le scuole di specializzazioni universitarie e del tutto carente nel regolamentare le scuole private “riconosciute”. La “patente” di psicoterapeuta, generosamente concessa dallo Stato italiano, non tutela l’utente e neppure chiarisce di quale psicoterapia di tratti. L’applicazione nei Servizi di tale già insufficiente legislazione è inoltre del tutto sommaria, più spesso inesistente. L’utente, già sprovveduto, è del tutto disorientato. In questo caos, dove pure esistono psicoterapeuti competenti, si è creato un continuum tra questi e i ciarlatani; entrambi parificati e qualificati dallo Stato italiano. Esistono allora, come evidenziato dal sottotitolo, buoni, e anche ottimi “artigiani”, in un mare di velleitari che di psicoterapeuta hanno soltanto il facile diploma: sono questi, di solito, che più promettono, per tempi brevi, allettando e attirando lo sprovveduto utente; che poi contribuirà ad alimentare il corrente stereotipo che le psicoterapie sono tutte chiacchiere inutili e che gli “strizzacervelli” sono “acchiappacitrulli”.

In tale configurazione, l’utente che con sagacia cerchi lo psicoterapeuta competente, se riesce a trovarlo, si ritrova inoltre a ridimensionare uno stereotipo corrente: una psicoterapia effettivamente tale richiede anni di intenso impegno. D’altra parte, per “rifare” una personalità che in trenta o più anni così si è strutturata, non bastano certo pochi mesi; tanto meno poche magiche sedute. Accade allora che questa sgradevole sorpresa, confrontata con la carenza dei servizi e l’entità della spesa, faccia desistere chi aveva voluto accostarsi all’impresa. Restano allora i farmaci, anche se con il tempo le cose andranno peggiorando; oppure ci si affoga nel lavoro, fin che si può; per alcuni la soluzione è la droga, forse il divertimento. In sostanza, qualche rifugio del non-pensiero.

Il presente testo descrive il confuso panorama, specifica le differenze tra le diverse psicoterapie e quelle tra le differenti scuole, mette in guardia contro le facili promesse, attenua le illusioni e per contro denuncia i pericoli di una rinuncia, per chi, con pazienza – effettivo paziente participio presente del verbo patire – si accinga alla ricerca del terapeuta e con costanza si impegni nella non breve impresa di ristrutturare se stesso.

Il testo raccoglie contributi di diversi autori: Antonio Imbasciati, psicoanalista e psicoterapeuta (www.imbasciati.it), ne ha scritto la maggior parte e ha coordinato e connesso gli altri.


 

La mente medica

Che significa “umanizzazione” della medicina?

di Imbasciati Antonio

Springer Italia, Milano, vol. pp. 256.

 Abstract

 Il progresso della medicina ha inesorabilmente tecnicizzato l’operato del medico riducendogli inevitabilmente gli spazi, sia mentali che operativi che egli poteva dedicare al rapporto umano, che negli anni passati egli poteva stabilire coi pazienti e che poteva rendere effettivo il detto latino medicus ipse farmacum. Anche la formazione stessa degli attuali medici, con la necessità di una sempre maggiore quantità di nozioni biologiche e tecniche e di un continuo aggiornamento in questi campi, riduce la possibilità che il medico come persona si dedichi alla persona del paziente. Quanto Balint nel 1957 descriveva nella sua opera “Medico, paziente e malattia” è ormai un mito. L’organizzazione degli ospedali e di tutti i servizi sanitari si è inoltre altrettanto inevitabilmente burocratizzata, togliendo anch’essa spazio al rapporto umano. La mancanza di risorse, grave soprattutto in Italia, ha acuito l’aspetto impersonale delle Organizzazioni sanitarie, se non talora è diventata fattore di burn out dei servizi. Il malato, il paziente, si trova oggi spesso a sentirsi soltanto un numero di una macchina da riparare.

A fronte di questo mutamento della formazione e del ruolo del medico, si è sentito il bisogno di una “riumanizzazione” o meglio di una nuova “umanizzazione” della medicina: il legislatore vi ha provveduto istituendo non poche e differenziate figure di altri operatori –infermieri, fisioterapisti, riabilitatori, assistenti sanitari ed altri- con rispettive lauree (dette sanitarie) prima triennali e ora quinquennali, e con percorsi formativi differenziatamente dotati, per ogni laurea, di apporti di discipline psicologiche, sociologiche, pedagogiche, antropologiche. A questi nuovi operatori della Sanità, o meglio della Salute secondo il concetto definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si affiancano altri operatori: psicologi, assistenti sociali, educatori, pedagogisti, costituendo quella categoria oggi definibile come “professionisti dell’aiuto”. A tutti questi operatori è stato devoluto il compito di rinnovare l’assistenza dell’antico rapporto umano medico-paziente, articolato oggi per il progresso di tante altre scienze non mediche, rese necessarie per le molteplici complicazioni dell’attuale nostro vivere civile.

Queste scienze sono talora dette “umane”: si invoca pertanto l’umanizzazione della medicina. Entrambe queste dizioni sono però riduttive, e facilitano grossi equivoci di significato, sia nel senso comune che nella cultura sanitaria, e di conseguenza nella modalità nella loro applicazione. Le scienze sopra menzionate sono oggi differenziate e scientificamente progredite, cosicché il riunirle sotto il termine di scienze umane rischia di mettere in ombra la loro scientificità, nonché la specificità dei rispettivi professionisti, favorendo l’equivoco che si tratti di semplice disponibilità d’animo, sensibilità e buona volontà di una qualunque persona che più o meno idealisticamente voglia applicar visi. Così “umanizzazione della medicina” viene di fatto ad essere intesa come qualcosa di poco di più di un volontariato.

Così sta purtroppo accadendo per il concorso di tre fattori: a) la mancanza di risorse nel rendere efficaci i percorsi formativi delle lauree sanitarie, ovvero la grave insufficienza economica in cui versa l’Università italiana; b) il potere della cultura medica tradizionale, a lungo rimasta avulsa dallo sviluppo di altre scienze; c) l’ignoranza e la presunzione del senso comune circa le scienze psicologiche. Sta così accadendo che la professionalità medica, tecnologizzata così come oggi e al contempo illusa di essere ancora carismatica, si sta impadronendo di professioni che avrebbero dovuto essere diverse, “altre”, non “sue”. Abbiamo la “medicalizzazione dei servizi”, lamentata quanto subíta senza alternative.

Il presente testo è interamente dedicato al problema, prospettandone le conseguenze a lungo termine, in chiave psicosomatica e transgenerazionale, in uno scenario futurologico che può destare preoccupazioni per la salute mentale e sociale.



Psicologia Clinica Perinatale

Piccin, Padova, 2007, vol. pp. 238
 
Imbasciati, Antonio - Dabrassi, Francesca - Cena, Loredana
 
 
Indice generale
 
Introduzione (Antonio Imbasciati)
 
 
Capitolo 1  
NASCITA DELL'INDIVIDUO E NASCITA DELLA MENTE
1.1 Psicologia clinica e vicende perinatali (Antonio Imbasciati) 1
1.2 Le origini della mente (Antonio Imbasciati) 5
1.3 Sull'inizio della vita psichica: la Psicologia Perinatale (Pier Luigi Righetti) 9
Capitolo 2
L'UNITA' GESTANTE-FETO COME MATRICE DI SVILUPPO
2.1 Sviluppo del bimbo e sviluppo della madre (Antonio Imbasciati, Loredana Cena) 21
2.1.1  Lo sviluppo mentale
2.1.2  Eventi psichici della gestazione
2.1.3  Comunicazione gestante-feto: le prime basi della mente
2.1.4  Dinamiche affettive profonde e comunicazione
2.2 La comunicazione gestante-feto (Antonio Imbasciati, Loredana Cena) 30
2.2.1  Ecografia e movimenti fetali
2.2.2  La comunicazione motoria
2.2.3  Competenza a nascere: nel feto e nella madre
2.2.4  Il feto impara
2.2.5  prospettive di ricerca
Capitolo 3
PSICOSOMATICA DELLA GRAVIDANZA E DEL PARTO
(Antonio Imbasciati, Loredana Cena)
3.1 Psiche e soma: la psicosomatica 51
3.2 Dal corpo alle strutture mentali attraverso la relazione gestante-feto: la proto-mente matrice dello Psico-soma 56
3.3 Psicosomatica ginecologica e ostetrica 62
3.4 Il parto e il dolore 68
3.5 La "paura del parto": interpretazioni psicodinamiche 70
3.6 La ricerca nella psicosomatica della gravidanza e del parto 73
3.7 La psicoprofilassi, accompagnamento alla nascita, educazione prenatale 77
3.8 Puerperio, allattamento, postpartum blues e depressione 79
Capitolo 4
PARTO E ALLATTAMENTO
4.1 I "misteri" femminili (Antonio Imbasciati) 93
4.2 Come si partorisce oggi in Italia (Lucia Grassi) 95
4.3 L'allattamento (Leonardo Speri) 99
4.3.1  Competenze psicologiche in un progetto di sanità pubblica
4.3.2  Allattamento e salute: la promozione dell'allattamento materno e dell'iniziativa OMS UNICEF Ospedale Amico dei Bambini
4.3.3  Il progetto e la sua attuazione in Italia
4.3.4  Scienza ed emozione: una sinergia per il cambiamento
4.3.5  Sostenere la trasformazione, un'occasione per le mamme e per le istituzioni
4.3.6  L'esperienza nell'ospedale di Soave 
4.4 Angosce e difese sedimentate nelle istituzioni (Antonio Imbasciati) 113
4.5 Fantasmatica nell'allattamento e comunicazione (Antonio Imbasciati) 117
4.6 Allattamento e relazionalità (Francesca Dabrassi) 120
4.6.1  Il triangolo dell'allattamento: il neonato, la madre, la società
4.6.2  L'"ormone dell'amore": tra allattamento e bonding
Capitolo 5
IL NEONATO
5.1 Cosa si prova ad essere un neonato (Stefano Benzoni) 127
5.2 Quale coscienza per il neonato? (Antonio Imbasciati) 136
5.3 Cosa si prova ad avere un neonato? L'esperienza di un'ostetrica (Linda Tosoni) 140
5.4 La relazione col neonato (Antonio Imbasciati) 143
Capitolo 6
ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA
6.1 Mente, Psiche, Anima: la psicoprofilassi al parto-nascita (Marisa Farinet) 147
6.2 Evoluzione dei corsi di accompagnamento alla nascita (Miriam Gambarini) 151
6.2.1  Metodi di preparaziojne alla nascita
6.2.2  Obiettivi e organizzazione di un corso di accompagnamento alla nascita
6.2.3  La mia esperienza nella realtà bresciana
6.3 Educazione alla salute e al benessere nel percorso nascita (Lucia Grassi, Miriam Guana) 158
6.4 Competenza nel prendersi cura: il modello formativo nel corso di Laurea in Ostetricia (Miriam Guana, Umberto Angelo Bianchi) 159
6.5 Accompagnamento alla nascita e strutture ospedaliere nella Lombardia (Miriam Guana) 161
6.6 Dalla psicoprofilassi alla psicologia clinica perinatale (Antonio Imbasciati) 165
Capitolo 7
I  GENITORI
7.1 Desiderio di generare (Loredana Cena, Antonio Imbasciati) 169
7.1.1  Desiderio di generare e desiderio di genitorialità: avere un figlio o esere genitori?
7.1.2  "L'istinto che vuol generare" (Freud, 1915) e il sentimento di maternità
7.1.3  Il progetto gestazionale e i limiti della possibilità generativa
7.1.4  Il "nome-del-padre"
7.1.5  Desiderio di procreazione e di paternità
7.2 L'attaccamento prenatale (Anna Della Vedova) 198
7.2.1  La prima relazione genitori-bambino: l'attaccamento prenatale
7.2.2  Verso uno studio della relazione genitori-bambino prima della nascita
7.2.3  Il costrutto dell'attaccamento prenatale e gli strumenti che lo misurano
7.2.4  Gli studi sull'attaccamento prenatale
7.2.5  Variabili correlate all'attaccamento postnatale e programmi di intervento
7.3 L'attaccamento neonatale (Francesca Dabrassi, Antonio Imbasciati) 209
7.4 Uno sguardo sulla genitorialità tra lo psichico ed il sociale (Paola Manfredi) 217
7.4.1  Premessa
7.4.2  Genitorialità come capacità di comprendere lo stato della mente
7.4.3  Genitorialità di mamma e di papà
7.4.4  Genitorialità come capacità di leggere le differenze
7.4.5  Genitorialità ovvero squilibrati per amore!
Indice analitico (Francesca Dabrassi)

 


Magri da piccoli, sani da grandi
Aumentano in tutto il mondo i casi di obesità infantile e l'Italia ha uno dei tassi più alti. L'importanza di trovare un equilibrio nutrizionale è il tema di un volume di recente pubblicazione

Conducono una vita sempre più sedentaria tra i banchi di scuola o a casa davanti alla tv e ai videogiochi, hanno una dieta scorretta e, come se non bastasse, spesso devono fare i conti anche con una predisposizione genetica ereditata da mamma e papà. Risultato: in tutto il mondo aumentano i casi di obesità infantile. A farne le spese è anche l’Italia con un tasso tra i più alti d’Europa, tanto da interessare il 35% dei bambini tra i 6 e i 9 anni.

In realtà l’equilibrio nutrizionale sin dalla più tenera età è di fondamentale importanza nella prevenzione delle patologie cronico-degenerative dell’età adulta. Perché, è ormai provato, un bambino obeso sarà quasi certamente un adulto obeso con problemi di ipertensione, malattia coronarica e disabilità.

A questi temi è dedicato il libro, edito da Sprinter, Salute & equilibrio nutrizionale di Marcello Giovannini, Claudio Maffeis, Enrico Molinari e Silvia Scaglioni. Un testo che raccoglie i risultati ottenuti dai migliori specialisti internazionali e distribuito a 17 mila pediatri italiani per i quali vuole costituire un valido strumento di supporto per la comprensione e il trattamento dell’obesità infantile. Anche per questo al volume è allegato il cd La visita del bambino e dell’adolescente in sovrappeso con una cartella clinica elettronica per raccogliere e archiviare i dati del paziente, una banca dati per l’educazione alimentare e informazioni su altri aspetti pratici della professione.

Particolarmente interessante è la descrizione dei risultati di una recente ricerca condotta all’interno dell’attività di day hospital, diretto dalla professoressa Cecilia Invitti, per il trattamento dell’obesità infantile e adolescenziale dell’Ospedale San Michele dell’Istituto Auxologico Italiano. «Nel piano terapeutico cui sono stati sottoposti i 67 pazienti, di età compresa tra i 10 e i 17 anni – spiega Enrico Molinari, docente di psicologia clinica e psicologia della riabilitazione all’Università Cattolica di Milano – la dieta non è l’unico e il principale metodo di intervento quanto piuttosto uno dei quattro pilastri su cui si fonda il progetto di trattamento: intervento medico, programma dietetico, motorio e psicoterapia».

Ma se un approccio multidisciplinare è ormai una realtà affermata, davvero innovativa è l’intensa partecipazione dei genitori al programma. «Solitamente infatti – continua Molinari – il medico interviene esclusivamente sul bambino obeso, sebbene sia chiaro che le abitudini famigliari siano cruciali nel promuovere uno stile di vita sano».

E i risultati lo confermano. Alla fine del percorso di day hospital l’85% dei bambini (vale a dire 57 su 67) ottiene una significativa riduzione del peso. I dati della ricerca, quindi, dimostrano che una perdita di peso e un miglioramento del benessere cardio-circolatorio possono essere raggiunti in tempi relativamente brevi attraverso un approccio multidisciplinare. Ad ogni modo il successo sia nel breve che nel lungo termine, come conferma il follow-up nei sei mesi successivi al trattamento ospedaliero, dipende dall’atteggiamento psicologico dell’intera famiglia. «Ricollocare la questione alimentare all’interno delle complesse reti relazionali famigliari – conclude Molinari – significa operare almeno due cambiamenti fondamentali: togliere al paziente l’etichetta di persona deficitaria (poiché in genere chi soffre di obesità si considera ed è considerato una persona debole e con poca buona volontà) e ritrovare un nuovo assetto relazionale nel sistema famigliare in cui l’obesità cessi di essere un “aiuto” o una “copertura” di difficoltà interpersonali».


Dicembre 2005
Alberto Patella, BURNOUT. Gli schemata nei professionisti d'aiuto,
Edizioni Progedit, Bari 2005, pp. 146, € 12,00
( www.progedit.com   e-mail: info@progedit.com )

 

Le aggregazioni difensive inconsce (schemata) sono responsabili della rimozione collettiva del burnout. I professionisti d'aiuto ignorano l'estenuazione mentale che direttamente e inevitabilmente li prende nel quotidiano svolgimento del loro lavoro. Il costo di questa amnesia è altissimo. Non tocca solo la loro persona ma anche l'ambito familiare che li circonda, gli utenti e i rispettivi entourage.

In questo libro, l'autore, attraverso la scrittura partecipativa ed esplorativa della casistica, propone al lettore un percorso di pensiero coinvolgente, rispondente ai bisogni formativi.

 


A. Imbasciati
M. Margiotta

Compendio di Psicologia

Volume di 512 pagine
Anno di pubblicazione: 2005
Prezzo: 35,00 €

COD: 0826500
ISBN: 88-299-1733-8

(Vai al documento - Acquista il volume online

Vai al sito dell'Editore - Vai all'abstract online)


 

 

La sessualità e la teoria energetico-pulsionale. Freud e le conclusioni sbagliate di un percorso geniale
   
Autori e curatori: Antonio Imbasciati
Contributi: Renato Sigurtà
Collana: Serie di psicologia
Argomenti correlati: Psicologia generale e sperimentale - Psicologia clinica e psicoterapia
   
Codice Volume: 1240.254
Pagine: 112
Edizione: 1a 2005
Euro: € 12,00
 
Codice ISBN: 88-464-7021-4
Figure: 0
Disponibilità: Buona
     
Presentazione
del volume:
La teoria energetico-pulsionale che Freud elaborò lungo tutta la sua opera, per spiegare le origini e il funzionamento della mente, è rimasta la pietra miliare della psicoanalisi, e soprattutto la parte più nota anche ai non addetti ai lavori. Pulsione, rimozione, libido, energia e altri termini sono entrati nel linguaggio comune. Eppure la teoria energetico-pulsionale è proprio quella parte, della grande opera freudiana, che più è stata criticata, dagli psicoanalisti stessi, che oggi la intendono superata, per lo meno nella originaria formulazione biologistica di Freud.
Il volume intende dimostrare che questa teoria fu elaborata a partire dalle prime ipotesi che Freud, ancora nell'Ottocento, aveva formulato sulla sessualità: queste ipotesi furono progressivamente estese e trasformate in un teoria organica che assunse un implicito valore di verità, o meglio di spiegazione di tutto il funzionamento psichico. L'Autore esamina i progressivi passaggi di pensiero, lungo tutto l'arco delle opere di Freud, evidenziando le progressive "congetture" (secondo la parola "erraten" dello stesso Freud) con cui egli "inventò" la teoria. L'invenzione fu utile, sostiene l'Autore: tutte le teorie in ogni scienza vengono "inventate" per la loro utilità al progresso di quella scienza. Ma tutte le teorie, in tutte le scienze, cambiano, se quella scienza progredisce, e vengono sostituite da altre teorie, più consone a far progredire quella scienza stessa. Così, in psicoanalisi, ci sono oggi teorie migliori di quella di Freud.
Il che nulla toglie alla genialità del pensiero di Freud, che l'Autore sottolinea, nel quadro delle scienze di quell'epoca.

Antonio Imbasciati è professore ordinario di Psicologia clinica e direttore della sezione di Psicologia nella facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università di Brescia. Membro ordinario e analista di training della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell'International Psychoanalytical Association (IPA), è autore di 233 pubblicazioni di cui 38 volumi. www.alfapi.com/imbasciati.

 

Indice:


Renato Sigurtà, Prefazione
Presentazione
Freud e la sessualità
Il genio e la teoria
Sensorialità di un'emozione
Sostanze nella psiche: l'ipostasi del vissuto
Sostanze tossiche da smaltire
L'orgasmo maschile
L'enigma della sessualità
Alla scoperta dell'eros: il transfer
Le zone erogene e la libido
La pregnanza dei "Tre saggi sulla sessualità"
Le conclusioni "sbagliare" di un percorso geniale: ad maiora!
La Metapsicologia
Dalla pulsione sessuale alla spiegazione dell'inconscio
La strega
Serve ancora lo studio della sessualità?

Imbasciati Antonio
Psicoanalisi e cognitivismo
ISBN: 88-8358-935-1 Pagine: 128
Collana: Psicoanalisi e psichiatria dinamica
Psicologia - Psicoanalisi
Prezzo: € 13

In questo testo Imbasciati presenta l'ultima messa a punto della sua Teoria del Protomentale, in parte già delineata in precedenti sue opere. Così inquadrata, la teoria vuole fornire una nuova metapsicologia, che spieghi il funzionamento mentale descritto dalla psicoanalisi in accordo con le attuali altre scienze della mente. Fulcro di questa nuova teoria sono la formazione, l'organizzazione e la costruzione delle tracce della memoria implicita, che si struttura a partire dall'epoca fetale e continuamente si trasforma nell'apprendere dalla progressiva esperienza lungo la vita dell'uomo.
 

Antonio Imbasciati Università degli Studi di Brescia

Il Sistema Protomentale
Psicoanalisi Cognitiva
Origini Costruzione e Funzionamento della Mente

 

Collana: «Studi e Ricerche» – 15,5 x 22 cm – pagg. 312 – 2006 – € 24,00 - IN CORSO DI STAMPA
ISBN 88-7916-308-6

 (Vai al documento - Vai al sito dell'Editore - Vai all'abstract online)

SOMMARIO: Presentazione 1. La mente: Affetto, cognizione, coscienza: il mentale come "programma" e traccia mnestica - L'attività percettiva - Istinto o apprendimento? - Struttura esperienziale e biologia - Innato o acquisito? E quando? — 2. Una teoria esplicativa per la psicoanalisi: Descrizione, comprensione, spiegazione - L'intento esplicativo in psicoanalisi - L'opera di Bion e il problema delle origini delle funzioni mentali - Apprendere dall'esperienza: la traccia mnestica - Il sistema mente - Le strutture mentali primarie. — 3. La mente come sistema informatico: Oggetto, stimolo, afferenza, percezione - Analisi della percezione: engramma e rappresentazione - Significanti primari del mondo rappresentazionale - Apprendimento e autocostruzione del sistema-mente - Apprendimento, rappresentazione e significatività dell'afferenza - Comunicazione e esperienza di apprendimento. — 4. L'engramma: afferenze, operazioni mentali, oggetti interni: Mente fetale e apprendimenti perinatali - Tracce afferenziali, engramma, oggetti interni - Percezione, ricordo, immaginazione, allucinazione - Oggetti interni e esperienza corporea - Il "Seno" - Il dolore agli esordi della mente? — 5. Livelli di operazioni protomentali: Esorcismo e autotomia - Il "Buono" e il "Cattivo" - Il "Dentro - Buono - Sé" e il "Cattivo - Fuori - non Sé" - Operazioni mentali e verifica della realtà - Il principio del dispiacere: autotomia o sviluppo cognitivo - Soddisfacimento e intelligenza: principio di realtà/principio di conoscenza - Evitamento del dispiacere e conoscenza. — 6. Il metabolismo schizoparanoide: Operazioni mentali "sbagliate" e operazioni "esatte" - Meccanismi schizoidi e nascita della percezione - L’"invidia del seno": protoinvidia come l'attacco al pensiero - I circuiti paranoidi - Scissione proiettiva e percezione: il Sé percepiente.7. Gli affetti come operazioni cognitive: Invidia e dipendenza - Seno buono e capacità mnestiche - "Sé cattivo" e vissuti di un pensiero proprio - Scissione e idealizzazione. — 8. Corporeità e modalità di pensiero: Engrammi: sensorialità e memoria di funzioni - Esperienza auditiva e esperienza visiva - L'esperienza della prensione - Dentizione e svezzamento - Dal corpo alla "fantasia". — 9. Posizione depressiva e apprendimento a conoscere: Gli anticedenti del "senso di colpa" colpa - Protocolpa e "sbaglio" - Elaborazione della colpa e esperienze corporee - Acquisizione del significante attraverso scissione-idealizzazione e negazione maniacale - La riparazione: riparare gli engrammi del pensiero - Catene di significanti e permeabilità intrapsichica: una diversa concezione dell'inconscio. — 10. Riparazione e pensiero: Posizione depressiva e conoscenza - I processi di simbolizzazione: valore esplicativo della Teoria del Protomentale - Funzione materna e simbolopoiesi - Insegnare a pensare: il linguaggio delle rèvérie - Dai genitori ai figli. — Bibliografia.

La psicoanalisi poté avere successo non semplicemente per il suo valore clinico – curare sindromi allora inspiegabili e ritenute incurabili –, e neppure per il suo metodo, giudicato allora assai «strano» e non scientifico, ma per la teoria che Freud elaborò per spiegare le origini e il funzionamento della mente: la teoria energetico-pulsionale. I concetti che Freud vi pose alla base (istinto, pulsioni, energia, scarica, omeostasi, principio economico) ricalcavano i principi scientifici e le scoperte della neurofisiologia e della termodinamica di quel tempo, e diedero alla psicoanalisi una veste scientifica consona all’epoca. Oggi il metodo è stato accettato, mentre l’impianto teorico energetico è criticato e rifiutato, in quanto in contrasto con quanto ci dicono in particolare le neuroscienze. Ciò malgrado la teoria freudiana sembra «resistere»: a tuttoggi a volte si identifica la psicoanalisi con la teoria di Freud, talora anche in ambienti scientifici, con non poco danno per una libera integrazione delle varie scienze della mente. Una ragione di tale persistenza può essere individuata nel fatto che gli studiosi di psicoanalisi hanno sviluppato la loro scienza troppo arroccati in una teoria diventata dottrina, e nel mito del Maestro, cosicché gli sviluppi psicoanalitici più originali, che contenevano concezioni diverse, hanno proposto modelli differenti, ma non hanno delineato una chiara teoria alternativa, con un potere esplicativo condiviso analogo a quello che ebbero a suo tempo la Teoria energetico-pulsionale e la Metapsicologia. Questo testo rappresenta il punto di arrivo di oltre vent’anni di studi e di pubblicazioni dell’Autore, guidati dall’intento di confrontare la psicoanalisi con le altre scienze della mente, in particolare con la psicologia sperimentale, gli studi sulla mente neonatale, le scuole cognitivo-comportamentali e in genere le neuroscienze attuali. Il risultato prospettato è una teoria esplicativa dello sviluppo (del costruirsi) della mente e del suo funzionamento, in accordo con la clinica psicoanalitica e al contempo con quanto oggi ci dicono altre e differenti scienze della mente. La teoria che viene esposta, usufruendo sia dei modelli teorici di Bion sia dei contributi delle Scuole cognitiviste, spiega la mente e le sue origini in termini di apprendimenti (a cominciare da quelli fetali) guidati dalla relazionalità, e di progressiva costruzione di memorie funzionali implicite.


 

Vi sono interrogativi che implicano particolari rovesciamenti di prospettiva. Uno di questi è: l'istituzione sogna? La risposta, alquanto scontata se riferita al singolo individuo, richiede un evidente salto di pensabilità, per essere condotta a questo livello. Richiede anche di domandarsi se esiste, per la ricerca, la capacità di dotarsi di ipotesi e
strumenti adeguati per esplorare questo interrogativo.

 Questo libro fornisce un contributo all¹ipotesi che sia possibile una comprensione ed una conoscenza delle istituzioni attraverso i loro stessi sogni, mostrando quanto i gruppi e le persone che "fanno" e vivono una determinata istituzione ne divengano a tal fine le prime risorse. Due sono però le condizioni: quella di pensare l'istituzione come un soggetto
vivente, costituito da un sistema di gruppi e quella di concepire la mente, non più solo come una dimensione individuale, ma come organizzazione mentale, matrice che, come il sogno, è attiva simultaneamente, parallelamente e
perennemente, anche su un piano gruppale ed istituzionale, come effetto della interazione dinamica prodotta dal vivente.

Le implicazioni vanno però molto oltre. Se ciò è possibile, può allora il sogno, con una specifica modalità di utilizzo, divenire uno strumento che si svincola dalla consueta permanenza su un piano di analisi individuale o gruppale, per essere utilizzabile come supporto al processo evolutivo di una istituzione? Può diventare non solo un materiale utile per il recupero del benessere del singolo individuo, ma anche permettere di rendere pensabile e autoregolabile il benessere gruppale e istituzionale? Per rispondere a queste domande gli autori interrogano il rapporto tra Medicina e Psicologia, scienze che, per le loro attuali condizioni intrinseche, si offrono come terreno culturale e contestuale di incontro potenzialmente fertile per offrire alla ricerca quell¹ambiente istituzionale in cui esplorare proprio questi interrogativi.

Alberto Ghilardi è psicologo psicoterapeuta, formatore, professore associato di Psicologia clinica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell¹Università degli Studi di Brescia. Consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed equipes per enti ed istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico. Ha pubblicato lavori sui temi della psicoterapia, della formazione, dei gruppi e delle istituzioni. Con E. Ronchi ha curato il volume "Professione psicoterapeuta. Il lavoro di Gruppo nelle istituzioni" ed. F. Angeli.

Ermete Ronchi è psicologo psicoterapeuta, psicosocioanalista, analista di gruppo, direttore del Centro Studi e Ricerche COIRAG, docente della Scuola COIRAG di Specializzazione in Psicoterapia e supervisore al Training di
ARIELE PSICOTERAPIA. Libero professionista e ricercatore si occupa di stati di crisi e cambiamento qualitativo in soggetti individuali, gruppali e istituzionali. È membro SPR, AIF, IAGP, e redattore delle Riviste GRUPPI e
PSYCHOMEDIA Telematic Review.

Accedi all'indice dell'opera


 

Sabato 14 gennaio 2006, alle 10.30

INVITO alla presentazione dei volumi:
Antonio Imbasciati, Marco Margiotta
"Compendio di psicologia per gli operatori sociosanitari"
Piccin, Padova, 2005
e
Gherardo Amadei
"Come si ammala la mente"
Il Mulino, Bologna, 2005

 presso il Laboratorio di Psicologia Clinica
Università Cattolica di Milano – via Nirone, 15 a Milano

 

Accedi alla locandina dell'evento

 

 

Domenica 15 gennaio 2006, dalle 17.30 alle 18.30

INVITO alla presentazione del volume:

“SALUTE & EQUILIBRIO NUTRIZIONALE”

di  M. Giovannini, G. Maffeis, E. Molinari, S. Scaglioni

(Springer, Milano,2006)

Saranno presenti gli Autori.

Seguirà aperitivo e verrà offerta una copia del volume previa prenotazione (enrico.molinari@fastwebnet.it)

Sede
Starhotel Splendido, viale Andrea Doria 4 - MILANO
Iniziativa promossa dalla lista psicologiaoggi per l’OPL

 

Accedi alla locandina dell'evento

 

 

 

Compendio di Psicologia

per gli operatori sociosanitari

(Piccin, Padova, 2004)

 

 di Antonio Imbasciati, Marco Margiotta

Accedi all'indice dell'opera

 


“Psicologia Clinica per le Professioni Sanitarie”

di Roberto Truzoli
(Edizioni Carlo Amore, Firera Publishing Group, Roma, anno 2004)


NOTA DELL'AUTORE


Il libro Psicologia Clinica per le Professioni Sanitarie che mi permetto di presentarle brevemente è stato pensato per operatori sanitari in formazione quali Infermiere, Fisioterapista, Tecnico della riabilitazione psichiatrica, Ostetrica, e così via.

Il testo si suddivide in due parti.

Nella prima parte viene presentata la logica della scienza, sottolineando l’importanza dell’acquisizione di una mentalità scientifica e critica nel valutare i fenomeni psicologici e sociali.

Vengono quindi esposti i principali metodi di ricerca in psicologia clinica, con un approfondimento particolare dei disegni di ricerca a soggetto singolo per via dell’applicabilità che hanno nella pratica clinica quotidiana.

L’utilizzo dei disegni sperimentali a soggetto singolo è utilizzato in modo privilegiato dall'approccio funzionalista, il quale rappresenta un modello di analisi dei comportamenti scientificamente fondato che fornisce una cornice di riferimento per individuare le variabili ambientali e personali che facilitano e mantengono nel tempo precisi comportamenti individuali, permettendo un intervento realmente individualizzato. Un ulteriore aspetto positivo dell’approccio funzionalista è che suggerisce come impostare un’attività clinica che di routine integri principi e tecniche psicologiche, delle quali viene presentata una rassegna.

Successivamente si forniscono delle cornici di riferimento, derivate dalla psicologia generale, sociale e dell’età evolutiva, per la comprensione dei vissuti personali in modo da riflettere su sé e sull’altro, e di evitare che a sofferenza si aggiunga incomprensione e insoddisfazione perché non si ascolta, non si attribuisce il giusto significato all’espressione altrui, non se ne considerano i bisogni, le abitudini, la visione del mondo e le modalità di fronteggiare la malattia e il processo di guarigione.

La seconda parte inizia con la presentazione delle caratteristiche della percezione dei sintomi, la quale contribuisce alla decisione di consultare un medico. La percezione dei sintomi è quindi discussa in rapporto ai principali fattori quali esperienze precedenti, abilità di coping, emozioni e influenze sociali che rendono più o meno probabile la consultazione.

Successivamente alcuni processi psicologici sono declinati in relazione al contesto di cura, alle procedure mediche e alla condizione di malattia. Vengono così presentate le principali risposte emotive sollecitate da esami e procedure mediche; i meccanismi cognitivi ed emotivi, consapevoli e inconsapevoli, con cui si fronteggia la malattia; e il ruolo delle informazioni nel favorire l'adattamento alle procedure mediche.

Un ampio spazio viene poi dedicato a come le persone reagiscono alla sfida al Sé rappresentata dalla scoperta di essere ammalati, dal cambiamento e dalla perdita; in questo caso si discutono le reazioni ansiose, depressive, di stress, aggressive, e così via.

Infine, il tema della promozione della salute è affrontato con particolare attenzione all’aderenza alle prescrizioni mediche, alla relazione comunicativa fra operatori sanitari e pazienti, e al ruolo dell’effetto placebo.

Il testo è sia teorico che applicativo; fornisce teorie e modelli teorici che inquadrano concettualmente un fenomeno, e sono presenti diffusamente i suggerimenti operativi e le tecniche che ne sono derivate. Un contributo all’acquisizione di tecniche specifiche è fornito anche dalle Appendici.

Nella scelta degli argomenti si sono selezionati quelli con maggior rilevanza per l'attività clinica quotidiana e quelli per cui è disponibile una traduzione applicativa delle ricerche di base.
Accedi all'indice dell'opera


 

Nascita e costruzione della mente” di Antonio Imbasciati

(Utet Libreria, Torino, 1998)

Il testo “Nascita e costruzione della mente” è stato tradotto in Argentina e in Portogallo, ed è in corso di traduzione a Londra.

Per maggiori dettagli si può consultare il sito:

www.alfapi.com/imbasciati


 

Analisi della domanda: teoria e tecnica dell'intervento in psicologia clinica

 di Renzo Carli e Rosa M. Paniccia
(Il Mulino, anno 2003)


L'analisi della domanda è una metodologia psicologico-clinica finalizzata allo sviluppo dell'individuo e delle organizzazioni. Essa affronta il problema del rapporto con il committente: come costruirlo, come curarlo e promuoverlo, come salvaguardarlo da tensioni, conflitti e brusche interruzioni. Tale rapporto è visto come momento fondante, dal quale deriverà ogni altra fase dell'intervento, fino alla sua verifica. Secondo questo approccio l'analisi della domanda è decisiva in un mercato del lavoro in cui l'identità professionale dello psicologo è debole, e la domanda che gli viene rivolta spesso confusa. Il libro propone una sistemazione tecnica e metodologica del modello, mettendo a frutto ricerca e interventi degli ultimi venti anni.

 


“Panico: origini, dinamiche e terapie” di Francesco Rovetto

(McGraw Hill, anno 2003)

Un paziente con disturbo da attacchi di panico si rifiuta di fare un viaggio in aereo: inutile usare le statistiche per dimostrargli che l’aereo è un mezzo sicuro. Non ha paura del volo: ha paura di se stesso, delle proprie reazioni, di stare male a livello fisico, di non farcela. Teme di impazzire, di mettersi in evidenza con comportamenti bizzarri, forse di morire.

Incredibili circoli viziosi intrappolano il paziente con panico. Un innocuo episodio di lieve tachicardia viene interpretato come un infarto: ciò stimola sempre più la tachicardia. Qualsiasi mal di testa fa pensare all’ictus, la tensione contribuisce ad aumentare sempre più la cefalea. Ogni capogiro è segno di perdita di controllo, di follia, di malattia mortale; in queste condizioni il paziente respira molto intensamente e ciò aumenta i capogiri. La paura di star male amplifica sempre più i sintomi.

In preda a crisi vissute come gravissime il paziente va al pronto soccorso e dopo ore di attesa, 30 gocce di ansiolitico e un elettrocardiogramma, si sente dire che non ha niente: è solo ansia. Non è vero che il panico non sia niente.

Di panico non si muore, ma ci si sente morire e in effetti ci si rinchiude in una non vita. Di panico non si impazzisce, ma, in preda al panico, si cerca la sicurezza con comportamenti che possono sembrare pazzeschi. Di panico si guarisce. Non è poi così difficile. Conoscere la patologia e le tecniche più efficaci è il primo passo. Comprendere che il malessere del paziente non è una recita e che l’intervento non può limitarsi alla tradizionale analisi di pensieri e ricordi, la premessa indispensabile.

Questo testo rappresenta lo stato dell’arte sugli studi del disturbo di panico con una attenta panoramica sulle teorie più aggiornate. Grande spazio è inoltre dedicato ai trattamenti più efficaci ed efficienti per il panico (cognitivo, comportamentale, strategico, con Realtà Virtuale, ecc.).


Psicologia clinica dell'obesità: ricerche e interventi”

 di Enrico Molinari e Giuseppe Riva
(Bollati Boringhieri, Collana «Nuova Didattica. Psicologia», anno 2003)

La cura dell’obesità richiede percorsi diagnostici e terapeutici che tengano conto della complessità delle cause di questa patologia, delle numerose complicanze associate e della sua rilevanza psicosociale. Lo studio e la cura dell’obesità sono dunque il luogo privilegiato dell’integrazione tra competenze mediche e psicologiche. Dopo aver passato in rassegna gli studi sulle rappresentazioni corporee, sulla qualità della vita e sugli atteggiamenti nei confronti dell’alimentazione, gli autori presentano alcuni strumenti psicometrici per la valutazione psicopatologica dell’obesità e alcune prospettive di intervento che comportano l’impiego di nuove tecnologie, e in particolare della realtà virtuale. Il volume è completato da un Cd-Rom che contiene tavole, questionari e altri strumenti di valutazione e autovalutazione.


 

Diversità, devianze e terapie: strumenti, ricerche e interventi in psicologia clinica”

 di Alessandro Salvini e Nazareno Galieni
(Domeneghini Editore, UPSEL, anno 2002)


Introduzione alla clinica psicologica / a cura di Giancarlo Trombini ; contributi di Sergio Molinari ... [et al.]. - Bologna : Zanichelli, 1994 


A. Salvini, I. Testoni, A. Zamperini (a cura di), Droghe: Tossicofilie e Tossicodipendenza, UTET, Torino 2002, pp. 336, Lire 45000, EURO 23,24

Scritto per psicologi, medici e operatori del "settore" e destinato a chiunque desideri un’informazione scientificamente qualificata, questo libro offre una trattazione dettagliata delle sostanze psicoattive più frequentemente usate, di cui considerano gli effetti principali e collaterali, sotto il profilo psicofarmacologico, quello socio-culturale e clinico, nonché le strategie di intervento e le forme di trattamento.

Rispetto alla letteratura presente sull’argomento, il libro si caratterizza essenzialmente per tre sue diversità: 1) un’impostazione scientifica multifocale priva di qualsivoglia tentazione eclettica, libera da proposte morali e correzionali; 2) un’attenzione dedicata alle credenze, ai bisogni, alle illusioni e alle ragioni di coloro che fanno uso ed abuso di droghe, e ai loro rispettivi mondi culturali ed esistenziali; 3) una riflessione sulle "deformazioni" epistemologiche facilmente rintracciabili nei discorsi sulla "tossicodipendenza".

Il comportamento umano, e a maggior ragione quello che definiamo sommariamente tossicodipendente, appartiene a molti domini della conoscenza e nessuna disciplina, per quanto evoluta, può vantare un sapere prevalente, né imporre i suoi metodi come unici ed esclusivi. Questa convinzione potrebbe apparire superflua od ovvia per i consensi che suscita, ma poi nella pratica è dimenticata, in particolare dagli psicologi e dagli psichiatri: "ogni sapere deve guardarsi dai propri dogmi, altrimenti finisce per avere l’età dei propri pregiudizi", vi si sostiene. Difatti, cosa si vede o si valuta non solo è condizionato dalle convinzioni e dai procedimenti conoscitivi usati (il come), ma anche dall’esigenza di rispondere a una domanda normativa e correzionale precostituita (il perché), in cui i giudizi di valore prevalgono su ciò che si conosce o si sa.

In questo manuale viene dato particolare rilievo alle proprietà psicofarmacologiche delle droghe e alla loro capacità di attivare e di disattivare certi meccanismi neurochimici: meccanismi e processi che vengono descritti accuratamente, per la loro rilevanza neurofisiologica, anche grazie alle scoperte di settore più recenti ed accreditate, evitando sia una prospettiva psicologizzante ed unilaterale sia un eccessivo entusiasmo per l’approccio neuroscientifico.

L’uso e l’abuso delle droghe ci pone di fronte a problemi che non possono essere affrontati solo con il sapere del farmacologo o con le interpretazioni dello psichiatra e dello psicoterapeuta, né tantomeno con le volenterose opinioni prive di garanzie culturali e scientifiche di "direttori spirituali" o di operatori di comunità.

Nel coordinare e scrivere i contributi di questo volume, i Curatori hanno cercato di affrontare al meglio l’imbarazzante costrutto "Corpo-Mente", che sta dietro a molti dei problemi teorici attuali. Difatti, nonostante la crescita delle conoscenze, permane un’ampia zona in cui non è possibile trovare punti di corrispondenza tra i meccanismi neurofisiologici elementari e i comportamenti socialmente significativi. I costrutti mentali e culturali di chi assume una sostanza psicoattiva non solo motivano all’uso di un certo tipo di sostanze, ma influiscono in modo variegato sull’interpretazione dei loro effetti somatici. Per questo motivo, nel volume vengono differenziati due aspetti, da non considerarsi antitetici o integrabili, ma semplicemente complementari: la tossicofilia e la tossicodipendenza. Alla tossicofilia appartengono il valore e il significato che la droga e i suoi effetti assumono nella ricerca di una specifica percezione somatopsichica di Sé, adeguata alla produzione di un’identità personale socialmente situata e gratificante: identità psicologica talvolta motivata dalla ricerca di un particolare senso da attribuire all’esistenza. Alla nozione di tossicodipendenza appartiene invece la condizione psicobiologica di necessità indotta dall’uso di una qualche sostanza psicoattiva.

L’originalità di questo libro è anche dovuta all’attenzione data al "tossicomane", considerato non come tipo umano, come quadro nosografico o entità clinica, oggettivata nel suo "vizio", "sindrome" o "devianza", ma come protagonista di una particolare esperienza emotiva e cognitiva. Dal volume emerge infatti un’immagine del "drogato" che non è quella di un tipo umano necessariamente mosso da impulsi patologici, ma quella di una persona tra le tante. Infatti, la maggioranza degli esseri umani si concede, in modo occasionale o frequente, i servigi di qualche sostanza psicoattiva, alla ricerca di effetti stimolanti, sedativi, euforizzanti o analgesici. "Questa evidenza, spesso rimossa, ci rende consapevoli che non siamo circondati da marziani", affermano gli Autori, "né da riproduzioni di noi stessi riuscite meno bene".

Per capire i molti aspetti dell’uso ed abuso delle droghe, i Curatori di questo volume hanno privilegiato un paradigma pluralista, che li studia come un prodotto collettivo storicamente e variamente codificato, governato da regole e soggettivamente interpretato. Il ricorso ad una prospettiva antropologica, unitamente ad una più psicofisiologica, li ha condotti a valorizzare un punto di vista "semiotico": ottica che aiuta a capire quali significati possono essere introdotti dalle persone nella percezione di Sé, degli altri e del mondo, attraverso un gratificante stato di intossicazione.

In sintesi, questo manuale è stato suddiviso in tre parti. La prima focalizza l’attenzione sui processi di costruzione dei significati legati alle droghe e ai loro assuntori, indicando come questa "costruzione" riguardi non solo gli spettatori, ma anche gli attori, ossia i tossicomani. Attori capaci di manovrare gli effetti delle sostanze psicoattive al fine di dar vita a stati mentali corporei, adeguati all’identità e ai mondi che desiderano. A questo proposito viene accuratamente introdotto e analizzato il concetto di tossicofilia. La seconda parte, ove è stata privilegiata un’impostazione manualistica, è dedicata alle sostanze psicoattive. La terza parte è dedicata alle strategie di reazione sociale, ovvero alle forme di controllo e di prevenzione, alla valutazione critica delle possibili soluzioni, anche alla luce delle ricerche e delle esperienze disponibili e recenti. Il problema della "recidiva" e del "cambiamento" attraversa tutti i capitoli e viene considerato diffusamente.

Personalmente, ho trovato veramente di grande interesse la distinzione operata dai Curatori tra Tossicofilia e Tossicodipendenza. "Se con il concetto di tossicofilia si restituisce la dovuta rilevanza ai pensieri e alle azioni finalizzate e consapevoli del tossicomane motivato alla ricerca di una ricompensa fisica e psicologica", vi si sostiene, "con il concetto di tossicodipendenza si fa riferimento al bisogno incoercibile e compulsivo di una droga, necessaria a mantenere un equilibrio fisiologico e a evitare i sintomi dovuti all’astinenza". Inoltre, del tutto apprezzabili sono anche da considerarsi le riflessioni epistemologiche che sottendono i vari studi pubblicati: riflessioni e questioni metateoriche la cui esplicitazione costituisce un valore aggiunto particolarmente significativo di questo libro.


 

"CONTRIBUTI DEL DOTTORATO DI RICERCA IN PSICOLOGIA CLINICA", AA.VV., 2003, 164 pp.

Scrittori capaci di interpretare un’epoca o poeti che hanno tra-sformato la nostra sensibilità sono vissuti isolati, lontani dai circoli letterari e appartati dai luoghi dove i loro contemporanei costrui-vano il loro tempo. La formazione di un ricercatore, per quanto modesto, è invece una faccenda che richiede la costruzione di un contesto di relazioni intellettualmente vivace, stimolante e libero. Nuove generazioni di ricercatori nascono laddove si riesce a creare un confronto e un dialogo serrati tra le persone impegnate in un ambito comune di ricerca. Il dottorato di ricerca in Psicologia clinica, attivo dal 2001 presso l’Università di Milano Bicocca (XVII ciclo) è nato con questa consa-pevolezza. L’idea che ne ha guidato l’istituzione é farne un centro di incontro e di scambio per i ricercatori in formazione dell’area clinica. Questo dottorato è frutto dello sforzo congiunto dei diparti-menti dell’Università di Milano Bicocca – al cui interno si svolgono attività di ricerca in psicologia clinica – ma anche degli psicologi clinici universitari degli altri atenei milanesi e di alcuni atenei lom-bardi. I Dipartimenti e le sedi universitarie che partecipano al dot-torato sono incrementati dal 2001 ad oggi. Concorrono all’organizzazione del ciclo di dottorato attualmente in progettazione (il XIX) i dipartimenti di Epistemologia ed Ermeneutica della For-mazione, di Neuroscienze, di Medicina sperimentale e ambientale e di Psicologia dell’Università di Milano Bicocca. Il Dipartimento di Epistemologia ed Ermeneutica della Formazione è la sede ammini-strativa. Al Dottorato partecipano, in qualità di sedi afferenti, l’Università Cattolica di Milano, l’ Università Vita e Salute San Raffaele, l’Università di Bergamo e l’Università dell’Insubria. Il Collegio dei docenti comprende attualmente 12 docenti. Ne fanno parte: Pietro Barbetta, Italo Carta, Marco Casonato, Vittorio Ci-goli, Giorgio Bellotti, Margherita Lang, Fabio Madeddu, Cesare Maffei, Enrico Molinari, Giorgio Rezzonico, Pietro Rizzi e Valeria Ugazio, coordinatrice del dottorato. Il dottorato mantiene contatti e scambi molto stretti con il dottorato in Psicologia clinica e delle relazioni interpersonali del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino coordinato dal collega Franco Borgogno. Anche l’impostazione scientifica del dottorato è improntata al dialogo, questa volta fra punti di vista diversi. La psicoanalisi, la psicoterapia sistemico-relazionale e il cognitivismo costituiscono le cornici concettuali entro le quali vengono organizzate le ricerche. Si tratta dei tre principali indirizzi teorico-metodologici della psi-cologia clinica. Il dottorato si propone di trasmettere agli allievi una padronanza degli strumenti metodologici e tecnici caratteristici di ciascun orientamento, in un’ottica di confronto tra punti di vista differenti. Il confronto non ha l’obiettivo, per lo meno nelle inten-zioni del collegio dei docenti, di incoraggiare l’adozione di punti di vista eclettici. Al contrario, esso è teso a mettere in luce le diffe-renze, non meno delle analogie, tra i tre indirizzi. Sono proprio le differenze che aprono concrete possibilità di dialogo tra indirizzi, tradizionalmente divisi da presupposti teorici, epistemologici, me-todologici e antropologici. L’attività didattica finora svolta ha riguardato alcuni temi classici della psicologia clinica, quali i disturbi psicopatologici e la relazio-ne psicoterapeutica. È stata data particolare attenzione alle psicopa-tologie che hanno avuto un ruolo fondante per i tre indirizzi clinici prescelti: l’isteria, le nevrosi ossessive e i disturbi narcisistici per la psicoanalisi, l’anoressia e la bulimia per la psicoterapia sistemico-relazionale e le fobie per le psicoterapie cognitive. Accanto a questi temi tradizionali della psicologia clinica, sono stati oggetto di particolare attenzione argomenti su cui si sono centrati negli ultimi quindici anni quei settori della psicologia clini-ca interessati a sviluppare disegni di ricerca controllati e ripetibili anche in un ambito, quello della psicologia clinica, i cui oggetti non si lasciano imbrigliare nei disegni di ricerca sperimentali tipici della psicologia di base. Fino ad ora sono state materia di approfondi-mento l’ analisi della conversazione terapeutica e la valutazione degli esiti delle psicoterapie e delle variabili ritenute responsabili del cambiamento terapeutico. L’impostazione didattica del dottorato è centrata sul modello inglese: ciascun dottorando, all’interno della cornice teorico-metodologica generale descritta, individua e sviluppa, con l’aiuto del proprio tutor, un percorso di ricerca autonomo su un argomen-to circoscritto, rilevante per il settore della psicologia clinica. Al-cuni dei seminari organizzati durante questi due primi anni di vita del dottorato, tenuti da docenti del collegio o da studiosi italiani o stranieri, hanno riguardato temi centrali della psicologia clinica, emblematici di un indirizzo o sui quali si è sviluppato un dibattito tra indirizzi diversi. L’isteria, la depressione, i disturbi fobico-ossessivi, i disturbi di personalità sono stati affrontati rispettiva-mente da Italo Carta, Valeria Ugazio, Francesco Mancini, Antonio Semerari. Altri seminari hanno discusso una linea di ricerca o pro-blemi metodologici su cui alcuni nostri dottorandi stanno lavoran-do. Rientrano tra questi i seminari tenuti da David Campbell in tema di valutazione delle psicoterapie e di depressione infantile, le giornate di studio sull’analisi della conversazione terapeutica con-dotte da Manuel Villegas I Besora e il ciclo di incontri, tuttora in corso, coordinati da Luca Ricolfi su problemi metodologici. A questa attività hanno partecipato anche ricercatori, dottorandi e giovani studiosi di altre università. Il nostro dottorato vuole essere una struttura aperta alla comunità scientifica; la collaborazione dei nostri dottorandi con altri giovani ricercatori è quindi favorita. I saggi e le ricerche contenuti in questo volume riflettono questa impostazione aperta e dialogica. Di alcuni sono autori i nostri dottorandi, altri sono stati stesi da dottorandi o giovani studiosi di altri atenei. Tutti gli autori hanno partecipato attivamente alle ini-ziative del dottorato e i contributi qui raccolti sono accomunati dal tentativo di rendere empiricamente rilevabili i nessi fra psicopato-logia e significato, uno dei temi cardine di questi primi due anni di vita del nostro dottorato.

(Dalla Prefazione al Volume)